He-Man

He-Man e la serie di cartoni animati che lo vedono protagonista è una delle motivazioni per cui oggi abbiamo a che fare con una quantità di frociate imbarazzanti…

Pur avendo dettato standard irraggiungibili della bellezza maschile, dando vita in questo modo alla corrente del Culturismo e BodyBuilding, Masters of the Universe rimane un’opera emblematica degli anni ’80. Dai giocattoli ai fumetti, dai cartoni al film, He-Man e la sua compagnia di gay muscolosi stavano conquistando il mondo. Solo una cosa non sembrava riuscire bene, la rappresentazione di questo universo sotto forma di videogioco. Fino ad oggi:

Il meglio videogioco dei pupazzoni con le mutande di pelo!

Hack and slash a scorrimento vecchia scuola, modalità picchiaduro, sessioni a bordo di veicoli/bestie pelose (amanti del furries accorrete!), boss giganti, ambientazioni di spicco, personaggi rilevanti della storia e colonna sonora con gli effetti tipici del cartone… tutto presente in un gioco amatoriale GRATUITO!

Il titolo è in beta ed ancora in via di sviluppo, ma già dimostra tutto il suo potenziale. Potete seguire gli aggiornamenti sui social del programmatore bWWd:

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He-Man

Questo videogioco fan-made vi farà tornare ragazzini, catapultandovi negli anni in cui il cosplay nemmeno esisteva e per immaginare le tue eroine di fantasia in una forma tangibile dovevi sperare in qualche trasposizione cinematografica delle tue opere preferite. Tipo il film dei Masters che vedeva Meg Foster nei panni di Evil Lyn:

He-Man

Le fantasie degli anni ’70 e ’80… FapFapFap

Con il passare degli anni le cose cambiano. Benché MOTUC fosse materiale Gay Friendly qualche personaggio femminile fu introdotto, nel vano tentativo di fornire un’alternativa di merchandise alla Barbie. Quindi non è così strano trovare oggi dei cosplay a tema:

He-Man – Evil Lyn Cosplay

Sul fronte dei disegnini troviamo invece l’artista Killersha molto prolifico nel rappresentare l’universo di He-Man con un velo di perversione:

Killersha on DeviantArt

 

 

 

 

 


 

Aborti di Videogiochi o Videogiochi di Aborti?

Differenza minima ma sostanziale. Un aborto di videogioco è un prodotto che avrebbe fatto meglio a rimanere vaporware, un gioco al cui confronto Gioventù Ribelle diventa GOTY, un’opera di cui qualsiasi videogiocatore / programmatore / imprenditore si dovrebbe vergognare. Qualcosa tipo Fall of Light dei Runeheads, per intenderci.

E i Videogiochi di Aborti?

Videogiochi di Aborti

Fantastic Fetus è un videogioco di grucce (a.k.a. videogioco di aborti) nel quale l’aborto non è concesso. A patto di non lasciar perire in modo tragico la mamma protagonista, in quel modo sì. In questo romantico browser game in pieno stile Tamagotchi, dalla grafica alle meccaniche, ci prenderemo cura della nostra TamaMama (niente a che fare con le TamaMILF citate qualche giorno fa).

Partorito a seguito di una protesta Polacca, Fantastic Fetus ha lo scopo di sensibilizzare in merito alle restrittive leggi anti aborto vigenti in Polonia. Lo fa in modo originale, accattivante e provocatorio, tentando di far rivivere dalla prospettiva della madre quella che può essere una gravidanza portata avanti in quel paese. Prospettiva inesistente, in quanto si vuole porre l’accento sulla totale mancanza di libertà di scelta delle madri; l’impostazione Tamagotchica rende bene l’idea permettendo al giocatore di prendere ogni decisione per la malcapitata, proiettandolo nel ruolo di padre padrone.

Tanto sarà il nostro potere decisionale che avremo modo di plasmare il feto dotandolo di superpoteri a piacimento, sempre che non lo si voglia forgiare a propria immagine e somiglianza.

Videogiochi di Aborti

Ecco la più classica TamaMama formare il suo giocatore / programmatore / imprenditore

Ovviamente ad un’opera eticamente corretta deve contrapporsi qualcosa di meno aulico…

 

Videogiochi di Aborti

 

South Park: The Stick of Truth

 

La serie TV South Park ha trattato, nell’arco degli anni, qualsiasi argomento in modo totalmente dissacrante. I videogiochi dedicati ai quattro figli di sultana non sono da meno, nelle loro ultime incarnazioni. Ne “Il Bastone della Verità” un’intera sessione si svolge all’interno della clinica di aborti “Unplanned Parenthood”. Il livello si dipana fra un tentato aborto ai danni del nostro protagonista minorenne (abilmente travestito da ragazzina), scontri epici con gnomi e ratti nazisti, un minigioco di aborto con soggetto Randy Marsh fino a portarci al cospetto del boss finale, rappresentato da un Gigante Feto Nazista Zombie!

Videogiochi di Aborti

Stick of Truth miglior videogioco della storia, pochi cazzi!

A questo punto viene da chiedersi se esiste un prodotto in grado di unire la battaglia sociale di Fantastic Fetus alla denuncia coperta di cattivo gusto perpetrata da South Park…

Doom Fetito

 

Il Marine di DOOM contro il feto spaziale” lo potete scaricare dal link precedente. La mod è seriamente solo quella che vedete in video; pur permettendovi di fare il culo a Mamme Anti-aborto, Preti Malvagi (generalmente contro l’aborto per la preoccupazione che, prima o poi, debbano trovarsi altri sfoghi sessuali per mancanza di materia prima) e Nazi Poliziotti, rimane un divertimento passeggero. Neppure lo scontro finale col FetoBoss riesce a prolungare il piacere.

Anche quest’opera provocatoria nasce per porre l’attenzione della massa sulle leggi abortifere in una particolare parte del globo, nello specifico l’Argentina. In un paese dove usi cocaina al posto del borotalco per il tuo piccolo appena nato risulta invece impossibile procurarsi del misoprostolo. Più ad ampio spettro, qualsiasi aborto al di fuori di gravidanze a rischio o a causa di stupro non è consentito.

“You defeated fetito! Give this misoprostol to those in need so they might defeat it, too!”

 

Ora, cosa mi direste se vi raccontassi che videogiochi di aborti ne avevamo già anni fa e ci abbiamo giocato da piccoli senza saperlo?

EarthBound

 

Casualità. Quella che un gelido giorno di maggio di questo amabile cambiamento climatico ti porta a scrivere due righe sui videogiochi che trattano un tema specifico. Così indaghi un po’ e scopri di essere stato vittima inconsapevole di  un trauma indotto, per scelta di un folle programmatore giapponese.

Se siete dei giovinastri poco retrorompicoglioni avrete sicuramente una conoscenza marginale di EarthBound (in patria Mother 2), maggiormente dovuta alla presenza dei protagonisti in Smash Bros. Lasciate quindi che vi racconti l’incredibile storia di Shigesato Itoi, game creator di Mother 2.

Come si evince da una sua intervista tradotta, Itoi non doveva proprio essere un bimbo prodigio.

Videogiochi di Aborti

The Military Policeman and the Dismembered Beauty

Racconta infatti di un trauma subito da piccolo, quando sbagliò sala cinematografica; convinto di andare a vedere il nuovo lungometraggio di Doraemon finì invece per guardarsi 73 minuti di film horror intitolato “Il Poliziotto e la Fighetta Smembrata”. Ora, per quanto i sottotitoli dei film di Doraemon possano trarre in inganno, qui sbagliarsi era veramente difficile!

Doraemon The Movie: Nobita e la segreta tasca, una vasca in cui si annaspa.

Turbato e traumatizzato da quanto visto su grande schermo, si ripromise di garantire la stessa dose di disagio a più infanti possibili, se mai si fosse presentata l’opportunità. Colse l’occasione nelle ultime sessioni di gioco di EarthBound:

Mother 2, nella fase finale, passa da un simpatico, colorato e divertente RPG a qualcosa di disturbante; prima della battaglia finale con Giygas si percorre un labirinto che porta verso quella che sembra essere una scansione endoscopica di una cervice. E i traumi sono appena iniziati:

Una volta avviato lo scontro finale il boss si presenta con le sembianze appena viste e termina con le seguenti fattezze:

La teoria più accreditata in merito vede i protagonisti del gioco viaggiare nel tempo, per sconfiggere il cattivone di turno nel momento di sua massima debolezza. Quando era un feto, appunto. Riassumendo, in un gioco originariamente intitolato Mother 2, Ness e compagni stanno praticando un aborto stilizzato. Il tutto perché Shigesato Itoi non ha saputo leggere la locandina di un film e si è voluto vendicare su milioni di giocatori.

Vi lascio con la teoria di EarthBound condensata in poche righe:

Ma se volessi, per assurdo, giocare dei videogiochi di aborti solo per puro divertimento perverso?

RapeLay

Eccoli, i Giapponesi! Mentre il mondo protesta in ogni modo per i diritti della donna, mentre programmatori più sensibili di altri si schierano a favore dell’aborto, loro l’argomento l’affrontano con il tipico savoir faire del Sol Levante… inserendolo come “opportunità” in un videogioco di simulazione di stupro!

Prima che facciate pensieri strani metto le mani avanti; ho giocato tutte le produzioni Illusion, apprezzandole. Quindi niente revisionismo o facile sensazionalismo, come successe nel 2010 quando il gioco comparve su Amazon e il mondo gridò allo scandalo. RapeLay semplifica alcune meccaniche e non si differenzia troppo dai concetti espressi in altre produzioni Illusion, oltre a trattare argomenti “cari” ai Giapponesi.

Meanwhile in Japan

Della “cultura dello stupro” e altre differenze fra il nostro approccio alla quotidianità e quello Giapponese ne parlerò in un articolo ancora in lavorazione. E’ comunque chiaro che per i musi gialli non è anomalo parlare di videogiochi di stupri o videogiochi di aborti. Se le cose poi si presentano in contemporanea come in questo caso, è tutto grasso che cola!

Il Potere del “Grasso che Cola”!

In chiusura rimarrebbe solo da identificare un titolo, fra i videogiochi di aborti, che tratti l’argomento con fini stilistici, narrativi e di giocabilità…

 

The Witcher 3

Con tutti gli ammiccamenti, le allusioni e i rapporti espliciti ai quali si va incontro giocando a The Witcher, una gravidanza indesiderata non sarebbe poi una gran sorpresa. Nonostante il sesso facile il gioco tratta l’argomento dell’aborto in modo tutt’altro che scontato, infilandolo in una missione principale fra le più impressionanti mai viste in un videogioco.

Non si è mai troppo attenti…

Che sia un neonato da sbattere in un forno acceso o il feto risorto derivante da una storia travagliata e da abusi di alcool, le piccole creature in questo videogioco non godono di grande rispetto. Se riescono a superare i primi anni di vita possono però diventare interessanti Teen, come Ciri. O come la bella dottoressa Shani, dei capitoli precedenti…

Lyumos ー Shani

 

 

 

 

 


 

Musou

Potrei fingere di non saperlo, come se le statistiche del blog non le consultassi ossessivamente. Potrei quindi introdurre l’articolo citando la miriade di lettori che ogni giorno approdano su questi lidi e dipingerli come i più eterogenei navigatori della rete.

Potrei, sostanzialmente, prendervi per il culo. Oppure, scelta più deontologica, ammettere che il blog se dice culo lo leggono tre stronzi compreso il sottoscritto, con i quali molto probabilmente condivido gusti e passioni.

Pertanto se a questa sparuta schiera di malcacati dovessi, di punto in bianco, parlare dell’insana abitudine americana di produrre remake cinematografici di grandi successi esteri, mieterei semplici consensi.

Ju-On (diventato The Grudge), Ring, [REC] (diventato Quarantine), Låt den rätte komma in (Let the Right One In)… pure quel cazzo di capolavoro di OldBoy ha subito lo stesso trattamento remakevole, arrivando a stravolgere il concetto intero della triolgia della vendetta.

Capolavori, appunto, resi merda mainstream dai ‘murricani.

Musou

Americani, se proprio state in fissa con i reboot, almeno aggiungete un po’ di pepe!

Ma questo malcostume è circoscrivibile esclusivamente ad un media e un popolo? Può questa cattiva abitudine serpeggiare fra di noi in forme differenti?

Musou

Chissà se vi ho mia ammorbato la minchia tentando di farvi passare il concetto di quanto fossero belli ed emozionanti gli anni ’80 e ’90, videoludicamente parlando… quando agli albori del media i programmatori potevano e dovevano sperimentare ed era possibile assistere alla nascita di nuovi generi. Che so, per esempio gli hack and slash.

Giochi di picchiarsi forte a suon di oggetti contundenti, con lo scopo di avere la meglio su un nutrito gruppo di nemici.

Ma il nuovo millennio si avvicina prepotentemente e vent’anni passati fra pixel, sale giochi e verginità stanno per essere spazzati via dai poligoni, potenti console casalinghe e… verginità!

Così nel 2000 ti arrivano i giapponesi tutti impettiti sfoggiando il loro Shin: Sangoku musō (ovvero quella ciofeca di Dynasty Warriors 2), millantando l’invenzione di un nuovo genere e quindi dovendo attribuirgli una denominazione tutta loro. I videogiochi Musou, appunto.

Poi tu vaglielo a dire che sono solo degli hack and slash rivisitati e non basta vestire i protagonisti da ‘stocazzoGiappoCinese e metterci un po’ di storia antica raffazzonata per essersi inventati un genere. Ma a loro andava bene così, volevano una cosa tutta loro come gli americani godono a fingere di aver girato capolavori cinematografici quando sono solo furti di ottime pellicole estere.

Senran Kagura

Ad Agosto 2018 vi parlai di Peach Ball: Senran Kagura, promettendovi una recensione doppia di Senran Kagura: Estival Versus e di Senran Kagura: Peach Beach Splash. Ecco spiegata la perfetta e ragionata introduzione che ci ha accompagnati in un viaggio magico fra cinema, videogiochi e Musou, genere al quale Senran Kagura originariamente appartiene (poi è sempre vero che le tette rimbalzanti e le ninja nude si possono prestare a mille variazioni sul tema, come i flipper e i giochi di pistole ad acqua).

Se prendiamo quindi per vero il teorema che vede il genere Musou speculare al più anziano hack and slash non ci resta che capire cosa accomuna Senran Kagura a titoli di spicco come Dynasty Warriors. Per fare questo dobbiamo fare un piccolo salto nel passato, quando Koei regnava incontrastata;  l’invasione del mercato grazie ai loro titoli di punta, ai loro spin-off e ai giochi su licenza come quelli dedicati a Zelda, Berserk e Ken il Guerriero stava avvenendo indisturbata, d’altronde erano gli “inventori” di un genere nuovecchio!

Musou

Poi ti arriva Marvelous! Games e si ritaglia una corposa fetta di mercato grazie all’intuizione di introdurre sedicenti combattenti e antagoniste nelle meccaniche di gioco che, fino ad allora, avevano visto nerboruti samurai prendersi a Katanate in culo.

Improvvisamente l’antico giappone e i suoi trascorsi perdono smalto e appeal nei confronti dei giocatori in favore della storia romanzata di un manipolo di giovani Ninja scolarette al limite del JailBait; con un potenziale fanservice al limite della censura per Marvelous! il risultato sarebbe di per se già ottenuto, grazie all’attenzione dedicata alla realizzazione dei modelli poligonali dell’enorme squadra di protagoniste o il dettaglio delle sequenze di trasformazione che vede potenti pergamene sbucare da ogni dove per ottenere consensi fra il pubblico, chiaramente settoriale, al quale il gioco si rivolge.

Nonostante Senan Kagura punti al bassoventre dell’utenza, riesce stranamente a farsi giocare bene. Inutile per me approfondire gli aspetti tecnici e di giocabilità, nelle mie recensioni; come sempre vi consiglio di andarvene affanculo su Multiplayer.it se vi interessano queste fesserie. Ma le sensazioni, la soddisfazione e la gioia dopo una partita a Senran Kagura sono paritarie o superiori a qualsiasi emozione vi abbia suscitato un buon gioco Musou giocato precedentemente. Chiaramente se i Musou vi hanno sempre fatto rate al cazzo non saranno poppe e culi a farvi cambiare idea. Forse…

Ma abbiamo anche detto spin-off… nella sua incarnazione “Estival Versus” Senran Kagura ha alleggerito un po’ le meccaniche di gioco e sacrificato la trama in favore di un approccio più frivolo, mantenendo le peculiarità erotiche introdotte di capitolo in capitolo, quali le trasformazioni, i cambi costume degni di Arturo Brachetti, gli indumenti distruttibili, la fisica delle rotondità femminili. Tutto lo scibile dei videogiochi SoftPorno condensato in un’unica opera digitale.

Relegare anni di programmazione ad un unico genere sarà sembrato uno spreco al CEO Marvelos! che, in occasione di un brainstorming svoltosi con il dipendente dell’anno mostrato nel meme di cui sopra, ha partorito una nuova idea GENIALE!!! Applicare tutta questa conoscenza tecnica ad un titolo di “Ninja Scolarette in Vacanza che si Spruzzano Acqua Addosso per far Ballare le Tette e far Godere i Giocatori del Nuovo Effetto Vedo non Vedo”!

Senran Kagura: Peach Beach Splash è quindi quello spin-off che non ti aspetti ma di cui non potrai più fare a meno. Arriva nel momento in cui Splatoon fa sfaceli e anche se non c’entra nulla un po’ gli strizza l’occhio. Usa tutti i più subdoli trucchetti per farti togliere le mani dal pad e fartele scivolare sulla patta dei pantaloni. E cosa più importante, è divertente. Un po’ il concetto già espresso per Gal Gun, un gioco che ti attira per un motivo e ti fa rimanere per uno decisamente più valido.

Musou

In questo articolo trovate un video di Manyakis (a.k.a. Mike Inel). Nintendo ha di recente censurato la sua PornParody di Splatoon e l’ha obbligato a togliere i file da Patreon.                     The More You Know

A suon di armi ad acqua tatticamente differenti, potenziamenti e aumenti di livello, collezioni di carte con immagini discinte, mosse finali pruriginose e scontri all’ultimo gallone vi ritroverete come nulla ad aver dedicato a Peach Beach Splash più tempo di quanto mai avreste potuto immaginare.

Ci sono anche le battaglie contro donne nude giganti insaponate!

Concludendo, concedete un po’ di attenzione a questa serie in una qualsiasi delle sue incarnazioni e non ve ne pentirete. Parola di ‘murricano vestito da ‘stocazzo GiappoCinese.

Voto:

 

 

 

 

 


 

8 Storie dal Ticino

In un blog dal chiaro orientamento come può essere Containerd (che ovviamente è quello di trattare tematiche di cultura nerd, diversamente da quanto crede l’indicizzazione di Google che ormai mi mette fra i siti NSFW da consultare solo quando siete in bagno) è sempre piacevole riproporre argomenti legati al territorio d’appartenenza; è capitato per lo scandalo Games Arena di Lugano, con un paio di articoli d’approfondimento, ma anche per cose più divertenti e creative come la presentazione del gioco da tavolo Barlott.

Fates 8 Stories

Vi pare che uno si prodiga per difendere l’onore della bandiera della sua nazione e viene censurato e bollato NSFW? Pazzia!

Oggi ho di nuovo questa opportunità grazie ad un articolo letto su Identitànerd.ch, portale grazie al quale ho scoperto l’esistenza dell’RPG Old School Fates 8 Stories.

FATES 8 STORIES, UN VIDEOGIOCO CONTRO

Veramente i ticinesotti di Horizon Psytech & Games hanno osato tanto? Veramente nel 2019 c’è qualcuno che si prende l’ardire di chiamare un personaggio chiave del suo videogioco “Nero”?

Come se non bastasse, che è sta roba del “vuoi usare un personaggio maschile o femminile”? E i pansessuali? E i Bellusessuali? e i Cupiosessuali? (qui la gif di South Park ve la risparmio ma state certi che esiste anche per questo argomento)… Per prendere in esame Fates 8 Stories e le sue scelte coraggiose bisogna fare una breve introduzione di Horizon, società che si è posta l’obiettivo di fondere psicologia e nuove tecnologie. E come hanno unito le loro conoscenze psicologiche e il comparto videoludico? Ma con RPG Maker, come negli anni ha fatto qualsiasi ragazzino incapace di programmare da se!

Da questo esperimento è nato un RPG dalla chiara impronta retro (e grazie al cazzo, con RPG Maker), con quel piglio dei titoli giapponesi 16 BIT tanto cari a noi retrorompicoglioni (e grazie al cazzo, con RPG Maker), con problematiche tipiche del genere (e grazie al cazzo, … va beh, ci siam capiti).

Fortunatamente il punto di forza di questo titolo non risiede nella scarsa originalità e rappresentazione grafica, nella pochezza della giocabilità o nelle limitazioni del gameplay, bensì nella caratterizzazione degli 8 protagonisti che alimentano la storia e dovrebbero aiutare il giocatore nel miglioramento delle sue capacità sociali grazie all’empatia che si creerà con loro durante l’avventura.

Il supporto al titolo, nonostante le parole dal tono poco lusinghiero, è a prescindere consigliato, non fosse che per mantenere per una volta l’attenzione su un prodotto made in Ticino; la realtà purtroppo è che il mercato ci ha saturato i coglioni di giochi di ruolo Maker (specie se si segue il mercato underground dei giochi hentai) e che i titoli indie attuali sono mediamente ad un livello nettamente più alto di questo Fates 8 Stories. Da considerarsi comunque il primo esperimento di una SoftCo che potrebbe riservarci sorprese nel prossimo futuro…

 

 

 

 

 


 

Resident Evil 2 Nude Patch

Resident Evil 2 Nude Patch! Una frase che tutti i fan del clamoroso remake Capcom attendevano con ansia di sentire e leggere… Quindi andiamo subito a recuperare le istruzioni su come installare la Resident Evil 2 Nude Patch, recuperabili da qui.

Resident Evil 2 Nude Patch

Il remake di Resident Evil 2 uscito il 25 gennaio ha già macinato incredibili risultati e riscosso i più alti consensi, posizionandosi subito come uno dei migliori remake della storia videoludica. Gli early adopter che si saranno fiondati sul titolo al day one ormai l’avranno bello che finito, quindi la nude patch arriva fresca fresca per giustificare un’altra run di gameplay. E se gli inglesismi vi danno sui nervi potente andare a fuck off!

Vista l’alta qualità di questa patch sembra già essere in cantiere la preparazione della Nude Patch per Ada

Ma cosa c’è di meglio che vedere la propria eroina digitale nudizzata da sapienti programmatori? Vederla in versione zozzetta grazie a qualche aitante cosplayer!

Resident Evil 2 Nude Patch – Confusion LEVEL.XX version Claire

Naturalmente, essendo Bio Hazard nato nel 1996 e avendo ampiamente superato i suoi vent’anni di presenza sul mercato, ormai da tempo ci offre spunti erotici grazie alle sue variegate protagoniste. Se pensate che Containerd non ne abbia mia parlato sbagliate di grosso e vi dovreste rileggere la mia TOP TEN CULI DIGITALI, dove viene celebrata Sheva da Resident Evil 5. Per quanto poco amata dai Salviniani, rimane una bregna di tutto rispetto!

 

 

 

 

 


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Dragon Ball FighterZ Nude Mod

Dragon Ball FighterZ Nude Mod regalerà a tutti i giocatori PC la possibilità di affrontare gli scontri con Androd 21 (o contro di lei) così come mamma l’ha fatta. L’utente Patreon SJ (xxsjxx sul sito) è il fautore di questa nuova opzione, che potrete scaricare da LoversLab con annesse istruzioni d’uso. Benché la Dragon Ball FighterZ Nude Mod interessi per il momento solo il personaggio dell’androide 21 in versione Majin il lavoro sembra ben fatto e dovrebbe aprire lo striptease ad altri personaggi, a breve:

Dragon Ball FighterZ Nude Mod

Ultimamente ho citato Dragon Ball grazie a Jaden Smith e al suo capolavoro Nerdcore “Goku!“, la degna continuazione di questa parabola citazionistica che vede musica e videogiochi di donne nude già citati è l’ovvia presentazione della cosplayer di turno!

Androids 18 & 21 by Maruwins

Abbiamo già incontrato la cosplayer Maruwins nelle fattezze di Hermione Granger, in quel post troverete tutti i link utili per seguirla.

Ricapitolando: musica nerd, citata. Giochini sporcellosi, citati. Cosplayer Zozzetta, citata. Mancherebbe giusto un pupazzetto di gomma a tema…

Dragon Ball Z – Ju-hachi Gou (Android 18) – Dragon Ball Gals – Ver.II (MegaHouse)

Dragon Ball FighterZ Nude Mod

  • Serie: Dragon Ball Z
  • Personaggio: Ju-hachi Gou (Android 18)
  • Produttore: MegaHouse
  • Scultore: Nekomaru
  • Realizzazione Colore: Andou Kenji (figure pre pitturata)
  • Dimensioni: H ca 200mm
  • Materiale: PVC
  • Data di pubblicazione: Giugno 2017
  • Prezzo consigliato: ¥9250
  • Acquistabile qui

 

 

 

 

 


 

Ultra Mini

È assodato. Da quando Nintendo ha fatto il botto inaugurando la moda delle mini-console, come vi ho già detto un po’ di tempo fa, tutti noi retrorompicoglioni attendiamo fiduciosi l’ultimo quarto dell’anno, speranzosi nel lancio di una nuova vecchia console. Nel 2017 ci è arrivato in regalo lo Snes Mini mentre il 2018 potrebbe essere l’anno dell’ULTRA 64!!!

Agli albori la stampa lo presentava come ULTRA 64, pubblicando le foto della tech demo appena mostrata e facendoci sognare. Purtroppo Sony era già arrivata a cambiare gli equilibri e per Nintendo inizio la “dark age”, dalla quale riuscì a riemergere solo anni dopo. Oggi tutti possono godere della loro nicchia di mercato, che sicuramente offre ampio spazio anche ad un ipotetico Ultra Mini!

Ultra Mini

Questa la foto rubata che indicherebbe l’esistenza di un Nintendo 64 Mini

Vedremo con che giochi verrà proposto l’ultra mini, visto che la maggior parte dei titoli di punta era proprietà RARE e oggi sono troppo impegnati a creare frociate per Microsoft, quando basterebbe un degno seguito di Conker per farmi comprare una Xbox… ma quello è un altro discorso!

Zelda, Mario, F-Zero e magari Wave Race, questi ce li possiamo anche aspettare.  I fanboy che hanno già generato dei render della confezione ne sembrano particolarmente convinti….

Ultra Mini

I fanboy, cosa sarebbe il mondo senza di loro?

Poi cosa? Veramente il Nintendo 64 ci ha offerto solo i classici basilari di Nintendo? Mancherebbe giusto Pokemon Stadium, in attesa che Nintendo venga assorbita da Disney e ci vengano propinate cose del genere:

[Ry-Spirit] Disney’s Pokemon

RY-SPIRIT ONLINE

     
    

 

Guardando la lista titoli presenti nel Nintendo Classic: Mini e nel SNES Classic: Mini non è difficile immaginare che la linea guida per la scelta dei giochi dell’Ultra Mini sarà la stessa. Su Nintendo 64 vide però la luce anche un capolavoro dimenticato, degno di comparire nella rubrica di Containerd “Effetto Seppia“, ideata per parlarvi di vecchie glorie ai più totalmente sconosciute.

FIGHTER DESTINY (magari ci fosse su “Ultra Mini”…)

 

Oggi tutti a parlare di Soul Calibur VI… senza sapere cosa vi siete persi!

Prendete Soul Calibur con le sue poppe enormi e i suoi tagli alla faccia con armi affilatissime, Dead or Alive con le sue poppe enormi e gli schiaffi potenziati che ti fanno fare il tour della Cina sfondando livelli su livelli, Injustice con le sue tuttosommato oneste poppe e i suoi super personaggi super importanti super conosciuti che combattono solo con super mosse. Prendete anche Street Fighter con le sue poppe cel-shadate o qualsiasi picchiaduro 2D degli utlimi anni, con le sue enormi poppe pixelate. Fatto?

I moderni Picchiaduro Riassunti in immagini (trovate l’intrusa!)

Ora che avete preso tutti gli ultimi beat-em up che trionfano nelle classifiche, fieri di aver ridato lustro ad un genere morente…. buttateli nel cesso e dimenticatene tutte le meccaniche! Fighters Destiny è stato ed è tutt’oggi qualcosa di inarrivabile, meritevole di aver portato una ventata di originalità in un mercato saturo di cose già viste.

Combattimenti al meglio dei tre scontri? No, grazie! In Fighters Destiny dovevi ottenere 7 punti per vincere  ed eri valutato in base alla qualità e complessità delle esecuzioni. Fuori il malcapitato dal ring ? Troppo facile, un punto e vedi di fare meglio! Ok, atterrato con una mossa di sottomissione! Dai cazzo, tipo Khabib contro McGregor, non è mica semplice!!! Due punti e via andare… Va bene, capito l’antifona, ti massacro di botte fino a quando non esaurisci tutta l’energia. Già meglio, tre punticini portati a casa. Se poi eri così bravo da finire l’avversario con una super dalla combinazione di comandi improponibile, solo a quel punto potevi godere del massimo riconoscimento. Quattro punti vittoria! A latere altre due possibilità di guadagnare punti: un punto se il tempo finisce e il giudice deve intervenire per stabilire il vincitore (quello con più punti vita, in questo caso), tre punti se riuscite ad abbattere qualcuno con una counter.

Questa la base degli scontri uno contro uno, già a dimostrare la complessità e profondità di un titolo unico nel suo genere.  L’originalità si respira anche dalla scelta dei personaggi e dalla corposa lista di modalità disponibili. Partendo dal primo punto, nove combattenti, provenienti da ogni parte del mondo (come il buon Street Fighter II ci insegnava, nella sua schermata di viaggio aereo), ognuno con mosse distintive (tanto che potevano variare anche gli attacchi base, da un giocatore all’altro). Cinque personaggi segreti, uno più assurdo dell’altro e uno più complesso dell’altro da ottenere. Menzione speciale per Ushi, la mucca combattente proveniente da Hong Kong, degna del mitico Kung Pow!!!

Sì, conosco anche Kung Pow. Sono un uomo di gran cultura.

Chiaramente quanto appena esposto posizionerebbe Fighters Destiny nel regno dell’assurdo e del non-sense e i programmatori ne erano chiaramente consapevoli e fieri. Pur godendo il gioco di una degna realizzazione per l’epoca, non si è mai voluto imporre come stacazzodisimulazione, non voleva competere con Virtua Fighter, per dire.Le parole chiavi erano originalità e divertimento, anche nella rappresentazione cartoon e spensierata dei personaggi.

Meno spensierata la scelta delle modalità aggiuntive, dal classico versus, che di classico aveva poco. Sconfiggere un vostro amico infatti coincideva con la possibilità di rubare al suo personaggio delle mosse eseguibili. La Master Challenge dove invece le mosse venivano apprese, sempre a patto di non venir sconfitti da Joker e quindi perdere tutto quanto guadagnato fino a quel momento. Un survival con le impostazioni ad un punto vittoria e cento combattenti da battere, un rodeo che altro non è che un endurance contro Ushi la mucca ed in fine la modalità fastest, un time attack contro 4 personaggi, da battere nel minor tempo possibile.

Il Nintendo 64 è stata una console atipica per molti motivi; una Nintendo persa nel vuoto per la collaborazione saltata con Sony, una concorrenza spietata, un mercato in piena trasformazione. Si era appena chiusa l’era 16BIT con i suoi miliardi di conversioni di picchiaduro arrivate dopo il successo planetario di Street Fighter II, complice anche SNK e la sua consapevolezza che convertire per Super NES voleva vendere. Era alle porte il periodo dove la maggior parte dei produttori avrebbe deciso di abbracciare le politiche più amichevoli di Sony e cavalcare l’onda del successo, lasciando gli affezionati Nintendo a giocare con titoli first-party e pochissime esclusive. Sicuramente pochi, pochi beat-em up, se confrontati con la generazione precedente.

Genki propose questa esclusiva regalando ai pochissimi che lo giocarono un’esperienza indimenticabile e creando un cult che resterà negli annali e che meriterebbe un ritorno in grande stile sulle console attuali.

 

 

 

 

 


 

My Friend Pedro

My Friend Pedro salva un genere. Essere un anziano videogiocatore può risultare più complesso di quel che sembra, sempre in cerca di nuovi stimoli ma saldamente ancorato ai vecchi valori e alle prime emozioni. C’è stato un tempo in cui vivevo di titoli a scorrimento, che fossero platform alla Super Mario o action alla Flashback; non erano mai abbastanza, anche perché in quel periodo tanta alternativa non è che ci fosse. Poi l’esplosione tecnologica; l’arrivo dei poligoni e del 3D ha affossato un’era e diversi generi ad essa legati, la gara al publisher che riusciva a sborrare meglio negli occhi degli utenti è partita con Tohshinden e non si è arrestata per un’intera generazione di console.

Quasi a rinnegare il passato, a voler forzatamente segnare un punto di svolta, sparirono dai radar i giochi 2D a scorrimento (salvo sporadici casi e non a caso l’arrivo del primo Rayman fu osannato da stampa e pubblico) e ci volle un cambio di rotta del mercato per appianare la situazione. Fu infatti l’apertura alle produzioni indie a far tornare il genere in maniera cospicua e non solo saltuaria. La motivazione di questo ritorno alle origini è di facile intuizione; giochi semplici da realizzare, anche da singoli programmatori, richiesta altissima, comparto tecnico irrilevante. Più il gioco risulta vintage e spartano, più interesse suscita.

Capolavoro dell’era moderna!

2018. Come ogni giorno apri il tuo browser e fra i mille tab preimpostati parte anche youtube; fra un video di Kokeshi che ti fotte il cervello passando dalle orecchie e uno degli Arcade Boyz che, con dovizia di particolari, spiegano come un tizio figlio di un altro tizio pieno di soldi per non si sa quale motivo rovina il mercato musicale italiano schierandosi contro altri tizi, parte un trailer di videogioco qualsiasi. Lo guardi per stemperare la tensione della complicata vita degli youtuber e, 90 su cento, trattasi di trailer di gioco indie a scorrimento. L’ennesimo. Vintage. Con la trama che lo dovrebbe rendere particolare. Con la realizzazione pixelata che lo dovrebbe rendere interessante ai retrorompicoglioni. Oppure con la realizzazione da artista mancato che lo dovrebbe rendere poetico. A te vien solo voglia di chiudere tutto e guardarti Young Signorino. Cerchi su google “tatuatori di zona” e fissi un appuntamento per farti disegnare un cazzo in faccia, nel frattempo parte un altro trailer. La vita, per pochi minuti, ti sembra perfetta:

My Friend Pedro

Fin troppo spesso mi sono ritrovato a scrivere di Devolver Digital, sempre positivamente. Questa occasione non sarà l’eccezione; My Friend Pedro Riesce con ignoranza, non-sense, azione e violenza a ridar lustro ad un genere ingolfato di titoli tutti uguali che fanno a gara a chi riuscirà prima a farti cadere le palle dalla noia. Sebbene il gioco peschi a piene mani da diversi ambienti e renda a video esperienze vissute guardando action movies o giocando certe vecchie glorie videoludiche, il primo paragone attuale che mi è venuto in mende vedendolo è Deadpool; Pedro è tutto quello che dovrebbe essere (o avrebbe dovuto proporre a suo tempo) il videogioco dedicato all’antieroe Marvel.

Come un film di John Woo o un nuovo episodio di Max Payne, con il carisma di Deadpool e lo stile che si trovava solo nelle CAPRIOLE LETALI di “The Club”, My Friend Pedro nasceva come browser game per poi diventare quel capolavoro che abbiamo appena visto. Nota di spasso a segnare il costante perculamento di Devolver Digital? Il gioco uscirà nel 2019 nella sua naturale versione PC, ma per console è previsto solo su NINTENDO SWITCH!!! Dove scrissi 2019 anno di Nintendo?

Cosa ho scoperto scrivendo queste due righe…

Spesso carico i video degli articoli direttamente sull’account youtube di Containerd, nella vana speranza un giorno di poter monetizzare con roba rubata, o semplicemente che la cosa generi più click sul blog. Da quando le cover dei video sono personalizzabili ovviamente devono avere uno stile “a la Containerd”, quindi bregna. Pedro, risuonante tronfio nel titolo del gioco appena visto, è l’amico banana o la banana amica del protagonista. Quindi la ricerca più naturale che mi è venuta in mente è stata “banana girl” per immagini di Google… e cazzo ho scoperto che esiste veramente!

My Friend Pedro

Freelee, anche conosciuta come Banana Girl, è una youtuber vegana che si è trasferita nella giungla dopo essere uscita pazza per la separazione dal fidanzato (vai a capire poi il perché della separazione…); non si depila, non si lava, tratta il mestruo solo con metodi naturali, prevalentemente banane.

My Friend Pedro

“Fermo, Polizia Vegana!” Scott Pillgrim capolavoro!

 

Gira nuda per la foresta e usa banane per qualsiasi cosa, vedete voi se sono elementi validi per seguirla su Instagram.

Maaaa, giocattoli sulle banane ne abbiamo?

Bill Presing è uno story artist di Pixar che, a tempo perso, inchiostra pin-up. E lo fa anche bene:

Poi capita che una di queste riscuote più successo delle altre, l’artista avvia una collaborazione con uno studio tipo Digital Banana Studio, arriva in resina ciò che fino a prima era solo disegnato:

  • Personaggio: Banana Girl
  • Edizione: Limitata a 225 pezzi
  • Produttore: Banana Studio
  • Artista: Bill Presing
  • Dimensioni: H ca 25cm
  • Materiale: Resina
  • Prezzo consigliato: 150$ vestita / 300$ nuda
  • Acquistabile qui (se ce ne sono ancora)

 

 

 

 

 


 

Catherine Full Body

Catherine Full Body riporta su PS4, con il suo remake, un genere che ultimamente è stato lasciato un po’ in disparte dalla grande massa, ovvero il filone dei “videogiochi di cubi” (qui l’approfondimento con anche dettagli su Catherine in versione PS3). Atlus si comporta diversamente dalle altre case che, con l’attuale generazione di console, campa di remake da anni, senza nulla aggiungere ai loro titoli originali: Catherine Full Body dichiara infatti già dal titolo un surplus di contenuti (prevalentemente a sfondo erotico) rispetto al gioco originale e qualcosa si intravede già dal trailer.

Per quanto ci è dato capire ad oggi, il gioco sarà molto più di un mero remake; i programmatori sembrano aver reinventato l’opera che anni fa rapì la nostra fantasia di ultratrentenni, parlandoci apertamente di problematiche a noi note e infilandoci in situazioni per lo più vissute e conosciute (no, quella di avere una bionda superdotata a fianco ad ogni sveglia rimane una fantasia, parlavo più delle tristi e inconcludenti nottate passate al bar).

A partire dagli elementi puzzle, che lo rendeva no un gioco di cubi, in Catherine Full Body riarrangiati per renderli meno frustranti (introdotta anche la funzione “skip”, per chi vuole vedere solo i filmatini sporcellosi e non rompersi il cazzo col gioco), fino al cuore vivo del gioco, le novità saranno tantissime. Introdotta infatti una terza Catherine, affiancata altresì da “Qatherine” (la tizia coi capelli rosa che si vede in qualche video).

“La vita amorosa di Vincent non è mai stata così complicata” sostengono i programmatori, probabilmente per aumentare l’hype che già di suo può avere un quarantenne pervertito con al seguito una schiera di donne che potessero lo lincerebbero.

Il 14 febbraio 2019 Catherine Full Body stravolgerà la vita di qualche giapponese represso, che potrà giocarselo su PS4 o PS Vita. Noi dovremo aspettare visto che il gioco, almeno per Playstation 4, è stato annunciato anche per l’occidente. Rimane privo di data di lancio, quindi che fare? Come ingannare l’attesa? Ormai vi ci ho abituati, non dovrebbe essere una sorpresa… coi cosplay di Catherine!!!

Iscariot Elian – Succubus Catherine

ISCARIOT ELIAN ONLINE

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Omi K. Gibson – Catherine and Vincent

OMI K. GIBSON (AKIOMI) ONLINE

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Agos Ashford – Catherine

AGOS ASHFORD ONLINE

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Bettie Ballhaus – L’epilogo

Con il presente articolo si chiude un’era per Containerd; iniziata nel 2012 sul compianto forum e riproposta immediatamente su GiocaGiue, la saga delle avventure di Bettie Ballhaus nel colorato e divertente mondo dei videogiochi continuò con due impressionanti articoli d’indagine che manco Cecilia D’anastasio per Kotaku!

Quello che nel 2012 nacque come articolo clickbait (una cosa tipo Nude Bettie Ballhaus) si trasformò in un serio approfondimento non appena scoprii dell’esistenza di un misterioso legame fra la modella e l’industria videoludica tutta! Il primo articolo, “Videogiochi che assomigliano a Bettie Ballhaus“, mi procurò una certa notorietà e per un anno dovetti dividermi fra interviste, meeting di discussione e interventi d’approfondimento. L’argomento mantenne un tono goliardico e a quei tempi l’industria non pensò di dover intervenire, pur avendomi schedato fra i sorvegliati speciali, come scoprii successivamente.

Solo con il seguito di quel memorabile articolo, “Nuovi e vecchi videogiochi che assomigliano a Bettie Ballhaus“, capii di aver scoperchiato il vaso di Pandora e iniziarono i problemi. Evidentemente il legame ormai svelato e la ricerca delle motivazioni dietro questa apparentemente inspiegabile congiunzione stava infastidendo i vertici delle grandi case. In quesi mesi diventai il Saviano delle poppe, parlando al pubblico delle mie scoperte, pur essendo costantemente minacciato. Questo avvenimento mi portò anche ad un incontro diretto con Bettie Ballhaus, la quale si mise a nudo confidandomi di non aver mai preso parte a tutto questo. Anche lei come me un’ignara pedina nelle mani del destino.

Ho dovuto aspettare mesi prima di poter proporre al grande pubblico l’epilogo, lasciare che l’attenzione dei media verso la vicenda scemasse, mentre a margine combattevo guerre legali per difendermi da denunce infondate. Il grande giorno è finalmente giunto ed oggi arriva a compimento l’indagine che verrà ricordata come quella che stabilì che i programmatori di videogiochi si fanno le seghine e tanto gli basta per trarre ispirazione per i loro prodotti! Ed ecco al via il nuovo, imperdibile…

 

Nude Bettie Ballhaus – Videogiochi che sempre di più assomigliano a Bettie Ballhaus!

 

Bettie Ballhaus vs Fight Night Round 3

Nude Bettie Ballhaus

Mia nonna soleva ripetutamente affermare “il mondo è bello perché Wario” (anche lei grande appassionata di videogiochi). Se trascuriamo la piccola imprecisione concettuale, essendo di fatti il mondo una merda, rimane vera la varietà dell’essere umano. Personalmente non acquisterei mai un videogioco sportivo, sono l’antitesi di ciò che cerco da questo strumento di svago. Non mi cago in TV le partite di Tennis, i match di Calcio o gli scontri di Basket, non avrei motivo per replicare simili zozzerie sulla mia Playstation. Di più, non faccio parte dell’orda di dementi che ogni anno si compra il nuovo FiFA, solo perché in copertina c’è l’idolo del momento.

Allora cosa spinse me e tanti altri come me a comprare Fight Night 3 nel 2006? Evoluzione tecnologica. A pochi mesi dal lancio dell’Xbox 360 eravamo tutti in hype da prestazione e la fisica dei combattimenti, la reazione dei corpi, l’illuminazione, la riproduzione del sudore… tutto faceva sognare. Col senno di poi si può dire che sbavavo per un videogiochi di nerboruti omaccioni sudati; come per la nascita dei più grandi villain probabilmente quel momento è la spiegazione del perché esiste Containerd oggi, strumento di virilizzazione che mi permette di placare la mia omosessualità latente.

A conti fatti il gioco non era che una mediocre rappresentazione di un mediocre sport che ha potuto vedere la luce solo perché un qualche programmatore si è fatto le pippette sui “guantoni” di Bettie Ballhaus e ha sentito successivamente l’impellente bisogno di rappresentare il tutto in poligoni, texture e sudore digitale. Tanto sudore digitale.

Voto alla posa Nude Bettie Ballhaus:

Voto Fight Night Round 3: 

 

Bettie Ballhaus vs Constructor

Nude Bettie Ballhaus

L’universo delle simulazioni urbanistiche come anche dei manageriali in generale ha sempre prodotto titoli con una peculiarità: indipendentemente dalla qualità del prodotto finale, deve esistere una serietà e un codice morale di fondo. In un mercato in mano ai Simqualcosa o Themequalcosa, venti anni fa vede la luce Constructor e cambia le carte in tavola. Anche in questo manageriale esistono criminalità, minacce, estorsioni, morti e omicidi… ma saranno strumenti offerti al giocatore per farsi strada verso la conquista della città e non più cose dalle quali difendersi! Se condite il tutto con una gustosa salsa “dark humor”, otterrete un prodotto ricordato negli annali. Non a caso è stato riproposto in un remake HD proprio negli ultimi mesi.

Constructor non ha mezzi termini, nemmeno in fatto di giocabilità; se per molti videogiochi la sessione tutorial è solo una ritrita rottura di coglioni, il gioco di System 3 rende quasi obbligatorio seguirlo per districarsi fra i complicati menù e poter così mettere a segno sabotaggi ai vostri inquilini molesti o morosi. Infatti non c’è come far esplodere una palazzina intera per lanciare un segnale a chi non vi vuole pagare l’affitto…

Constructor era un gioco fantastico allora come lo è ora nella sua versione HD, come fantastica è l’immagine di Bettie con le tette di fuori che si spaccia per capocantiere in quella che sembra essere la posa determinata di una che vuole ricostruire le torri gemelle solo con le sue forze.

Voto alla posa Nude Bettie Ballhaus:

Voto Constructor: 

 

Bettie Ballhaus vs Marvel’s Spider-Man

Questo non è solo un espediente per parlarvi del gioco più popolare del momento, nonché del capolavoro del 2018. La posa è inequivocabile, le similitudini ci sono tutte e nulla mi toglierà dalla testa che in Insomniac più di un programmatore ha dovuto far ricorso all’assicurazione medica aziendale per farsi curare il tunnel carpale dato dalle zaganelle dedicate a Bettie Ballhaus!

Di Marvel’s Spider-Man si è detto tutto e grazie alla sua modalità fotocamera si è anche visto di più. Si tratta effettivamente di un titolo di altissima qualità che fa solo sperare di poter vedere altri prodotti speculari che possano seguire il filone supereroi attualmente così in voga (traduco per maggior chiarezza: fate un cazzo di IronMan o Avenger coi controcoglioni come ‘sto gioco!!! E fatelo subito!). Purtroppo Marvel’s Spider-Man, dietro agli sfarzi e al successo, nasconde un dramma rappresentativo del nostro tempo, che definirò qui come sindrome da “quel figlio di puttana del mio collega di lavoro”.

In tanti vi sarete trovati in questa situazione: ore e ore di lavoro svolto per la vostra azienda, dedizione, impegno e straordinari. Poi arriva “quel figlio di puttana del collega di lavoro”, in genere un fancazzista senza particolari doti, a riscuotere tutti i meriti. Lui, l’inutile inetto, celebrato, voi nel totale animato.

Il dramma dietro a Spider-Man e ai sandbox dell’ultima generazione è proprio questo; per distinguersi devono essere giochi dalla realizzazione tecnica impressionante, con un’attenzione al dettaglio quasi maniacale. Se li ambienti in luoghi specifici e non fantastici, questi devono essere ricostruiti minuziosamente. Un lavoro incredibile per restituire la vitalità, la quotidianità e la profondità di una vera metropoli.

Poi arriva il primo coglione di turno, mettiamo caso il sottoscritto, scrive due righe in croce sul gioco per giustificare i capezzoli in bella vista di Bettie Ballhaus. Dico che il gioco è un capolavoro, l’ho pure platinato, imperdibile compratelo è veramente impressionante… pur avendo passato il 95% del tempo di gioco su dei MERDOSI TETTI!!! Tre textures ripetute e due effetti grafici particellari in croce, magari qualche piccione, ma dei cazzo di anonimi, insulsi, tetti di palazzo! Sotto di me la vita di migliaia di persone programmata e riproposta con dovizia da un gruppo di lavoratori Insomniac che ci avrà speso migliaia di ore per ottenere il risultato e io qui ad osannare il gioco celebrando un coglione che in una settimana ha programmato una manciata di “rooftop” e ha passato il resto del tempo a segarsi su Nude Bettie Ballhaus.

Ecco, sindrome da “quel figlio di puttana del mio collega di lavoro”.

Voto alla posa Nude Bettie Ballhaus:

Voto Marvel’s Spider-Man: 

 

Bettie Ballhaus vs Agony

Agony vi dice nulla? Piccoli lettori distratti, mi tocca solleticare la vostra memoria con questo esempio di grande giornalismo. Il gioco è ora disponibile, dopo un percorso travagliato che è comunque riuscito a portare molta attenzione nei suoi riguardi; infatti, fino a quando un titolo come Agony lo vedi in trailers studiati a tavolino o ne leggi in news che ne enfatizzano gli elementi interessanti (violenza, sesso, sangue e morbosità) di sicuro riesce a creare discussione, per bene o per male. L’estremismo ostentato fino ad oggi fa da contorno ad un gioco ben realizzato? La risposta purtroppo è negativa e l’agonia del titolo è anche quella che si sperimenta giocandolo.

A tratti frustrante, confusionario, lineare, Agony da il meglio di se… nei video che avete sicuramente già visto. Il resto è noia. Un vero peccato, in quanto riversavo in questa produzione le aspettative di chi sperava di parlarne come un nuovo esponente della maturità raggiunta dai videogiochi di oggi.

E Bettie? Vestita da diavoletta di Halloween fa la sua diabolica figura!

Voto alla posa Nude Bettie Ballhaus: 

Voto Agony: 

 

Bettie Ballhaus vs Viscera Cleanup Detail: Santa’s Rampage

Fra poco è Natale e tutti sapete cosa significa; corsa ai regali, acquisti dell’ultimo minuto, assalti a GameStop che, nel periodo dell’anno dove tutti sono più buoni, ci incula bonariamente a sangue con i suoi prezzi. Ma se tutto questo consumismo influisse sui reali protagonisti di questa festività? Gli elfi di Babbo Natale, anno dopo anno, sono sempre più subissati di richieste, sempre più stressati, sempre più presi di mira…

Sempre più dura per gli Elfi, o quello che resta di loro.

Santa’s Rampage propone lo scenario peggiore, quello dove la casa di Babbo Natale è stata assaltata da fanatici di regali che manco il Black Friday ‘murricano. Vostro compito, armati di secchi d’acqua e spazzoloni, ripulire il caos generato spostando cadaveri di Elfi da bruciare nel camino, facendo attenzione a non farli gocciolare troppo sangue sul parquet, per poi spazzar via frattaglie e globuli rossi rappresi, per ridare dignità alla magione del ciccione.

Un videogioco dove il nostro unico scopo è ripulire dopo un massacro, in più a sfondo Natalizio? Come si può definire? CAPOLAVORO!

Costa una miseria, ma se non avete spiccetti chiedetelo pure come regalo di Natale. O questo o Bettie Ballhaus vestita della festa, scegliete voi e Babbo Natale esaudirà i vostri desideri.

Voto alla posa Nude Bettie Ballhaus: 

Voto Agony: 

 

E con questo si conclude l’ePOPPEa di Bettie Ballhaus su Containerd. Decisione travagliata, la mia, perché tanto altro ci sarebbe da dire, ma continuate a seguire il blog. Ho il forte sospetto che presto arriveranno articoli della stessa caratura.